100 Anni di Vinicius de Moraes

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Acclamato dalle platee internazionali come autore di “Orfeu da Conceição”, il testo che servì di base all’ “Orfeo Negro” cinematografico di Marcel Camus, poi famoso come cantautore di samba e bossa nova, Vinicius de Moraes è meno conosciuto da noi come poeta. E’ noto il suo sodalizio con Giuseppe Ungaretti, suo primo traduttore e critico, che fece conoscere alcune sue poesie già nel 1946, e parlò di Vinicius come di un “poeta dotato di quei segreti della parola che toccano l’anima fino all’ultima amarezza, fino all’ultima gioia, spoglia, l’unica vera, quella che non va pronunziata se non sottovoce…”. Ma certamente il cantante, il poeta girovago messaggero della musica e della canzone brasiliana ha avuto un’eco più vasta fra le giovani generazioni italiane ed europee. Nato nel 1913 nell’elegante quartiere della Gàeva di Rio de Janeiro, di famiglia cospicua e letterata, Marcos Vinicius Cruz de Moraes esordì con una raccolta di versi quando aveva appena vent’anni. Diplomatico nelle americhe e in Europa, poi transfuga della poesia e del canto, “il bianco più negro del Brasile”, Vinicius impersona generosamente la figura del potente che si fa giullare, incarna il drammatico e struggente contrasto, lui poeta raffinato e gentile, fra un’educazione elitaria e una vocazione lirica che lo spinge, scrive Luciana Stegagno Picchio, a “tendere le mani agli uomini, fratelli partecipi dello stesso destino di esilio”. Così, come nella sua poesia, Vinicius riesce ad immettere nei ritmi “popolari” della canzone i motivi privatissimi ed eterni di una selettiva musca particolare: la donna, l’assenza, la morte. Morto nel 1980, Vinicius de Moraes rimane una figura cardine della Musica Popolare Brasiliana, avendo collaborato con tutti i maggiori musicisti della sua epoca: Pixinguinha, Ary Barroso, Tom Jobim, Carlos Lyra, Baden Powell, Francis Hime, Edu Lobo, Chico Buarque, Toquinho e molti altri. Importante anche il rapporto di Vinicius con l’Italia, e in particolare sono da ricordare le collaborazioni con Sergio Endrigo, Ornella Vanoni e Giuseppe Ungaretti.
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