Veneziani a Tavola

Veneziani a Tavola

Rosa Emilia

Si chiama Rosa Emilia Dias, l’interprete baiana, la “voce di velluto” che vive e lavora a Venezia. Nonostante i suoi dischi siano stati pubblicati tra il Brasile, l’Italia e il Giappone, la cantante e compositrice è con noi da ormai troppi anni per non essere considerata, a tutti gli effetti, veneziana.

Pierangelo Federici

Rosa, avrei veramente molte domande da farti, curiosità per i miei lettori e bieco interesse personale per trarre l’ispirazione giusta, per mettere insieme gli ingredienti della tua ricetta dedicata. La mia rubrica purtroppo ha poco spazio, quindi entrerei subito nel vivo: se dico “Rosa Emilia” a Venezia, tutti pensano subito alla tua voce elegante e  intensa,  ma il tuo eclettico percorso musicale ti ha portato a esplorare altri generi, sia come artista sia come produttrice. Raccontaci

R: Il mio lavoro di cantante nasce molto presto nell’ambiente musicale di Bahia intorno ai miei 14 anni. In quel periodo ero legata ai poeti della mia città e mi interessavo molto della politica ambientale. Diciamo che le tre cose c’entrano tutte con me e con la mia ricerca del senso delle cose. La mia musica è molto legata alle parole che interpreto. Diciamo che la poesia e il testo delle canzoni condizionano le mie scelte musicali. Quanto alla politica, sono cresciuta in un paese che era sotto la dittatura militare e eravamo quasi tutti artisti ingaggiati. Le parole venivano usate per schivare la censura e i miei autori preferiti erano fuori classi in questo. Gilberto Gil, Caetano Veloso, Joao Bosco, Chico Buarque e Aldir Blanc sono icone della voglia di democrazia e anistia che allora sognavamo per il Brasile.

Ho subito molto l’influenza artistica delle cantanti Elis Regina, Nana Caymmi e Gal Costa. Hanno costruito le loro carriere con la scelta rigorosa di autori e del repertorio in modo che le canzoni potessero rimanere nel tempo. Ho cercato di fare lo stesso anch’io nel mio piccolo, ma sono nata in momento diverso dove lo spazio per questo tipo di musica era molto più ridotto.

Il mio primo LP Ultraleve risale al 1988 ed è stato prodotto dal poeta Cacaso, mio marito allora e padre della mia primogenita. Cacaso è scomparso prima che il disco fosse finito e sono riuscita a concluderlo tra lacrime e poppate con l’aiuto degli amici Jaques Morelenbaum, Muri Costa, Marcos Suzano e Nelson Angelo. Si tratta di un classico disco di MPB (Musica Popolare Brasiliana) con la particolarità di avere tutte le canzoni firmata da Cacaso insieme ai suoi partner compositori come Djavan, Sueli, Costa, Novelli, Nelson Angelo e me. Il mio disco di esordio aveva un elenco strepitoso di musicisti che erano già famosi all’epoca come Danilo Caymmi, Jaques Morelenbaum, Robertinho Silva, Novelli, Nelson Angelo, Marco Suzano, Leo Gandelman, Mario Seve, Nó em Pingo D’Água e tanti altri, grazie al prestigio di Cacaso. Con quel LP sono stata indicata al premio Sharp della MPB come miglior cantante esordiente del ’89, lo stesso anno che sono arrivata in Italia. Il premio è stato vinto da Ná Ozzetti.

In Italia sono entrata nel circuito musicale italiano con l’aiuto di Silvio D’Amico, Nene Ribeiro e Gilson Silveira. Loro erano arrivati qui qualche anno prima e abbiamo cominciato una collaborazione che dura finora. Ho messo 5 anni anni per realizzare il mio secondo CD. Era il 1995 e vivevo a Milano.  Avevo da poco (1994) lavorato come corista dei Pitura Freska nei loro CD e nel tour di ’94.

Sotto l’influenza del reggae di Cristiano Verardo ho cominciato a tradurre qualche brano dei Pitura  che sono piaciuti  a Nelson Motta e Tuta Aquino a New York. Loro  tre hanno prodotto il mio “Nega Rosa”. Quello era un ritratto molto fedele di quello che ero allora. Volevo vivere la mia età con più leggerezza, ricominciare da capo la mia vita e il reggae si prestava a questo. Ero un’artista che cercava la sua faccia, un suo cammino e che provava altri ritmi. Il disco risultò nel mix di MPB e reggae, ho come diceva il proprio Nelson Motta era il “ Brazilian Lovers reggae” – romantico, innocente e soave.

A Venezia dal 1999 con Cristiano Verardo e Tobia Lenarda abbiamo fondato la H2O Productions con basi a Venezia nello studio di Cristiano. Insieme abbiamo prodotto oltre al già menzionato Nega Rosa, tre altri dischi : Sakura – Mirai Creative Sound (2002) per il Ristorante Giapponese di Venezia Mirai, Chill’Heineken (2004) per la birreria tedesca e finalmente Batuk – Cruzeiro do Sul – (2006) per la Energy Productions di Roma. Lavoravamo sulla scia della moda del momento: il lounge. La musica brasiliana alleggerita dal suo contenuto storico di parole e di grandi melodie, era diventata la musica da salotto, disinteressata e disimpegnata. Sicuramente, ero cresciuta come cantante, miglioravo come compositrice e paroliere,  ma soltanto nel mio terzo CD mi sono  sentita a mio agio con la mia musica e il mio repertorio e quello che producevo.

“Baiana da Guanabara” (2004) era la ripresa del rigore della mia scelta musicale che avevo un po’ abbandonato nei miei dischi precedenti. In poche parole tornavo alle profonde radici della MPB. Avevo registrato 13 brani di Nelson Angelo dopo 2 anni di tour in Italia non Marco Ponchiroli, Edu Hebling e Francesco Casale. Le registrazioni sono avvenute tra il Brasile e l’Italia, tra un viaggio e l’altro e non avevo ne fretta ne soldi per concluderlo. Lavoravo al progetto del disco, ma continuavo a girare per l’Italia con altri progetti. Collaborai e partecipai ad altri dischi in Brasile in Italia: Fabrizio de André (Anime Salve), Rinaldo Donati (Casa Brasil), Kal dos Santos (Menina dos meus olhos), Nené Ribeiro (Primogenito), Mario Seve (Casa de Todo Mundo) e Nelson Angelo (Mar de Mineiro), tra tanti altri.

Il CD Poesia do Brasil del 2004 con Renato Sellani fu registrato soltanto con piano e voce in una mezza giornata di studio a Milano. Renato mi permetteva di esperimentare il mondo del jazz, dove ogni uno è tutto ed è nessuno allo stesso tempo. Abbiamo collaborato dal 1994 al 2012 e avevamo consolidato un modo di lavorare totalmente libero. Le sue note potevano accompagnarmi oppure lasciarmi talmente sola da dovere calcare la melodia da sola e con più forza ed intensità. In certo senso, ogni uno seguiva la sua propria storia musicale e da qualche parte questi linguaggi distanti e diversi si toccavano e rendevano tutte le interpretazioni speciali. Mi manca molto Renato.

Sono andata in Brasile nel 2009 per un tour prodotto da me e da Sergio Bacelar (Alecrim Produções Artisticas). Il tour durò 2 mesi tra prove e concerti nelle città di Brasilia e Rio de Janeiro. Presentavo il progetto Cacaso- musica e poesia – una produzione grossa finanziata dalla Banca del Brasile in omaggio al grande poeta con molti amici poeti e compositori invitati oltre a una band fissa fatta da 4 cantanti (Paula Santori, Claudio Nucci, Sergio Santos ed io) e 4 musicisti ( Marco Suzano, Zeca Assumpção, André Mehmari e Silvio D’Amico).

In quella occasione presentavo anche il Cd Album de Retratos – Cacaso  parceiros e canções (2009). Il CD conteneva canzoni inedite di Cacaso, composte da Joyce Moreno, Sueli Costa, Nelson Angelo, Zé Renato, Novelli, Sergio Santos, Olivia Byington e Nando Carneiro che mi accompagnavano con le loro chitarra o piano. Un lusso acustico prodotto da me e uscito in Brasile e in Giappone con l’aiuto della casa discografia Lua Music.

P.F. C’è un tuo lavoro del 2013 che mi piace particolarmente, quel disco prodotto insieme al chitarrista Giovanni Buoro che s’intitola Fundamental. Mi piace perché è un chiaro ritorno alla “voz e violão” delle tue origini, ma anche perché nel titolo c’è un pezzo della mia città: la “fondamenta”. Insomma, oltre all’assonanza linguistica, il tono per così dire “intimistico” di quel lavoro mi rimanda a  Venezia. Che sia un caso?

R: Grazie. Fundamental vuol dire basilare, quello che non può mancare. In questo senso c’entra con la  fondamenta di Venezia ;). L’idea del disco è semplice e nasce dalla mia collaborazione con Giovanni Buoro con cui mi presento di solito, per la maggior parti delle volte, in duo. La scelta delle canzoni è la sintesi di quello che secondo noi ci viene meglio. Giovanni viene da una tradizione blues e la sonorità di Fundamental è ricavata anche da questa influenza.

P.F. Esiste una Rosa Emilia impegnata sul sociale di questa città e anche sull’impegno politico. Mi è piaciuta molto questa idea di portare in giro le canzoni di Vinicius de Moraes e Chico Buarque per i bambini…

R: Con il passare degli anni ho cominciato a spiegare le parole che canto. Così proiettavo qualche tratto dei testi man a mano che la “scaletta” andava avanti e questo mi aiutò ad accorciare le distanze tra il pubblico curioso di sapere e quello che dicevo. Rendere comprensibile il lavoro e l’importanza delle parole nella musica brasiliana per me è diventato un cammino. Ho combattuto contro la timidezza di esprimermi in Italiano davanti al pubblico e ho ricavato da questo un nuovo approccio con il mio lavoro che diventato anche molto didattico.

Quando conobbe Fabrizio De André gli parlai della mia voglia di cantare il musical infantile italiano I Musicanti scritto da Bardotti, Endrigo e Enriquez  che fu portato in Brasile da Chico Buarque e che poi diventò un successo per quaranta anni di seguito. I Musicanti era un progetto introvabile, registrato dai I Ricchi e i Poveri nel 1972 e sconosciuto in Italia. De André mi missi in contatto con Bardotti e dunque ho potuto accedere alle partiture originali dei Musicanti  che erano state custodite dalla Fonicetra (Rai). Quando eravamo ancora a Milano e le mie figlie erano piccole, davo lezioni di canto ai loro compagni di classi e mi divertivo un mondo! Insegnavo a cantare le canzoni dell’Arca di Noè – musical infantile nato in Brasile dal poeta Vinicius de Moraes, reso famoso in  Italiano grazie alle parole e il canto di Sergio Bardotti e Sergio Endrigo. Ho mischiato le carte e ho pubblicato L’Arca di Noè – musica brasiliana per bambini (2014) con le canzoni dell’Arca di Noè e dei Musicanti. Il CD fu registrato dal vivo al Parco Della Musica di Roma e al Centro Candiani di Mestre con Silvio D’Amico e Giovanni Buoro – alle chitarre, Beppe Costantini – al flauto,  Federica Guerra – voce narrante, io, voce cantata e Roberto Rossi –alla batteria.

Ho fondato nel 2014 con loro l’Associazione Culturale Pipoca che è impegnata a promuovere la cultura brasiliana e non solo in Italia. Insieme ad altre associazioni culturali sono impegnata a rendere la vita nella zona  Piave di Mestre dove abito dal 2011 più sicura e civile.

P.F. Siccome questa rubrica si chiama Veneziani a Tavola, parliamo di cibo. Tra churrascarie della tua terra e bàcari venessiani, tra feijão-fradinho e la pasta e fasioi, tra il  caranguejo e il granso poro, esiste secondo te una qualche affinità?

R: Secondo me sì. Salvador è una città di mare ed è un crocevia di popolo e razze così come lo è Venezia. La vostra polenta mi ricorda il nostro vatapá. Ma il gusto predominante del nostro cibo è l’olio di dendé (olio di palma grezzo) che rende tutto molto diverso. La cucina baiana ha avuto molto l’influenza dalla cultura africana e portoghese e questo miscuglio di sapore ci porta ad essere particolare anche in Brasile.

P.F. Se dico “cucina” pensi ai mobiletti dell’Ikea o al profumo di una pentola sul fuoco? In altre parole, ti piace fare da mangiare o no?

R: Diciamo che mi piace cucinare per gli amici e la famiglia. Ma non è il mio primo pensiero. Adoro i risotti, anzi, vivrei di riso, e cerco di mantenere una alimentazione equilibrata senza glutine e lattosio. Mangio un sacco di verdure, frutta e insalata. Mangio poca carne, ma ogni tanto mi faccio delle bistecche. Amo cucinare in compagnia perché mi ricorda come sono cresciuta. I piatti di Bahia sono complicati e in qualche occasione è importante cucinare in compagnia. Cucinare mi rilassata e mi piace. Cucino prevalentemente ricette italiane.

P.F. Ancora cibo: qual è la musica più appetitosa che ti viene in mente?

R: Feijoada Completa di Chico Buarque. Oltre ad essere una ricetta di come cucinare la fagiolata brasiliana è una ricetta del nostro modo di vivere. C’è un verso che dici  “…e vamos botar água no feijão”, ossia, aggiungi l’acqua ai fagioli perché abbiamo un altro amico a tavola. L’importante è stare insieme, fare festa, giocare e divertirsi. La cucina per me è questo – un gioco! Lo spirito brasiliano è informale e al tempo stesso accogliente.

P.F. Ecco l’ultima domanda, imprescindibile per creare la tua ricetta dedicata: se aprissi ora il frigorifero di casa tua, cosa ci troverei dentro?

R: Troveresti poca roba 😉 Comunque c’è sempre della verdura, l’insalata, il succo d’arancia, il vino bianco, il miso, il latte di riso, il grana, le olive taggiasche, il salmone affumicato, le alici, i capperi e pomodori secchi.

Intervista concessa a Pierangelo Federici per Venezia News – Aprile 2016

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